Ogni lavoro di Pinuccio Marongiu è una creazione unica, suggerita dalle forme naturali e da una profonda conoscenza della materia. Le forme, le torsioni, la plasticità del legno allo stato grezzo, vengono esaltate fino a imporsi e sovrastare gli spazi e gli usi per i quali ogni manufatto è stato concepito.

L’intero processo di lavorazione, dal taglio, alla stagionatura, fino all’opera finita, viene seguito in ogni sua fase dai Laboratori e curato interamente da Pinuccio Marongiu e dai suoi collaboratori, in continuo dialogo con la Natura.

Nelle più rigogliose foreste dell’entroterra, contemplando i più suggestivi disegni dei giganti secolari, le idee cominciano a prendere vita. Il vento, il sole, la siccità, modellano gli alberi che lentamente trovano il loro equilibrio. Creature storte, nodose, destinate generalmente alla legna da ardere, vengono riportate alla loro maestosità.  Nell’impianto di segheria, spogliate del superfluo, restano intatte, e non vengono piegate al nuovo spazio: saranno gli ambienti artificiali, piuttosto, a piegarsi intorno e attraverso loro. La fibra che appariva difettosa si trasforma in spinta, le linee irregolari diventano tratto unico e distintivo.

Ognuna di loro impone già il proprio scopo; silenziosamente, la propria soluzione. Ogni ambiente, ogni spigolo, riacquista calore e movimento ruotando intorno alle curve, agli anelli, ai nodi del castagno e delle altre essenze della tradizione, provenienti esclusivamente dalla Sardegna.

Comincia così un lento percorso di affinamento e di ricerca della dimensione ideale, di attesa, fino al confezionamento dei dettagli, degli accenti, fino al sopraggiungere delle finiture, fatte rigorosamente a mano.

Altri materiali vengono poi sposati in armonia coi legni: il metallo e la pietra. Primari, duri, antichi. Le grandi catene in ferro e che legano i corpi sospesi delle coperture vengono modellate nei Laboratori, così come la ferramenta di un infisso fatto come si facevano una volta: gli scuri, le leve, i ganci. Riscoperta di gusti e tecniche dimenticate. Le pietre, il cotto, possono essere incastonate e fuse in un piano, o a loro volta sorreggere le gigantesche curve-capriata: un pezzo dimenticato del miglior granito al mondo, ammorbidito dal fuoco, sarà a volte colonna, a volte trave, giunzione, passaggio.

La materia che rappresenta solo sè stessa, mai mortificata, soffocata, avvilita. Per percepirne la fibra, il nervo, la Storia. Prima il legno, prima la pietra, prima il ferro. Prima di tutto.

Per questo, ogni nostro cliente è invitato a vivere insieme a noi i momenti salienti della lavorazione, affinchè possa percepire in pieno la natura rivelatoria che ogni lavoro si porta dentro, la sua prepotente unicità.

Toccare, seguire un nodo o un filo, stringere. La sinuosità delle forme, i profumi impazziti.  Fino a che lo sguardo, rasserenato, si poserà a contemplare la mano che si muove sicura – rompe il silenzio, il buio, sperimenta, gratta, disegna  – donando ad ogni manufatto un’energia eterna – caldo battito, preciso, ritmato – che profuma di terra bagnata e radici, di futuro e di tradizione.

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